ore 21.00 – TNT Teatro Nuovo Treviglio (Piazza Garibaldi)

proiezione

LAND OF ABSENCE: MEETING ADONIS

di John Albert Jansen | Paesi Bassi, 2013, 54 minuti (v.o. sott. it.)

Adonis 3

Adonis

Cresciuto in uno sperduto villaggio del nord della Siria, Adonis è diventato il più affermato poeta della sua generazione: primo scrittore arabo a vincere il Goethe Prize, e presenza ricorrente nella lista dei candidati al Premio Nobel. Le sue poesie sono ormai conosciute non solo nei paesi arabi ma nel mondo intero, e il suo rigore morale gli ha permesso di criticare da oltre mezzo secolo i regimi illiberali del Medio Oriente. Oggi, tra la Siria e Parigi, vive la sua vecchiaia con una invidiabile serenità, che lo porta ad affermare, con tenerezza ma senza sentimentalismo, che la vita e l’amore sono eventi transitori.

anteprima

LIBELLULA GENTILE

di Francesco Ferri | una produzione Trevigliopoesia

In anteprima la presentazione del progetto e del teaser del documentario su Fabio Pusterla, la prima produzione audiovisiva di Trevigliopoesia.

Un animale mi ha colpito, al punto da diventare poi uno dei centri di questo libro: la libellula. Il suo volo franto, ora leggero e veloce ora immobile e in surplace, mi ha fatto pensare a certi meccanismi del pensiero e della percezione, meno lineari di quanto a volte pensiamo. Ecco: provare a imitare il volo di una libellla. Questo mi piacerebbe saper fare.

Fabio Pusterla, a proposito della sua ultima raccolta di poesie, Argéman (2014)

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Fabio Pusterla è un poeta e un insegnante. Entriamo nel suo laboratorio, alla ricerca di come nasce una poesia prima ancora di essere scritta sulla carta. Una poesia che spesso si nutre del caso: di un incontro fortuito, di un volto, di un gesto, di un suono, di un oggetto, di una notizia alla radio. Una poesia che sta sulla frontiera: fra il lago e la terra, l’io e il noi, la conservazione e l’oblio, i vivi e i morti. Roccia stratificata, fragile strumento umano.
E poi seguiamo Pusterla dentro un’aula, osservando il lavoro con i suoi allievi: alla ricerca di quella goccia di splendore, di quell’attimo raro in cui insegnare acquista senso, regala una fragile speranza.
E ancora lo vediamo spostarsi di luogo in luogo, di appuntamento in appuntamento, di conferenza in conferenza. In mezzo ai suoi lettori, rincorrendo risposte alle domande, celando la stanchezza dietro un sorriso. E a tratti (in quel sorriso, in quegli occhi, in quelle mani che si stropicciano il viso), lo spaesamento. La confessione di un pensiero disperato: non avere più niente da dire. Un vuoto di senso.